olevo commentare l’ennesimo bollettino di guerra dei femminicidi ( non ricordo se già ne ho parlato : il termine “femminicidio”, nato in occasione della strage delle donne di Ciudad Juarez, indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna». Il temine è nato in Messico, ma come si legge in un articolo di domenica 12 febbraio 2012 di Angela Gennaro “E un triste primato tutto italiano è quello di vedersi affibbiata in un documento ufficiale delle Nazioni Unite la parola «femminicidio». In questo lo Stivale è insieme al Messico, condannato nel 2009 dalla Corte interamericana per i diritti umani per il femminicidio di Ciudad Juarez”. Il bel Paese dei primati – una volta positivi – con i suoi 120 femminicidi del 2011 adesso ha anche “questo” bel primato.) ma mentre iniziavo a scrivere i miei commenti sull’ultima strage di Brescia ( e tanto per chiarire il concetto : il pluriomicida non è uno straniero. Ha una perfetta cittadinanza italiana ) ho avuto la pessima idea di sintonizzarmi su Presa Diretta.
Non lo faccio mai, difficilmente seguo la televisione di stato. L’informazione “addomesticata” non mi piace.
Ma vedendo Marchionne mi sono inchiodata davanti al televisore, con il risultato di arrivare a fine trasmissione, dopo un educativo giretto a Detroit, a Torino, in India, dopo aver visto desolanti spettacoli di fabbriche chiuse ed altro… con un’ansia dentro che toglie il respiro.
Che c’azzecca Marchionne con il femminicidio? A parte la paura per il futuro che generano entrambi? Ben poco, direte voi.
Ed invece no.
In entrambi i casi ( il padrone per il quale l’operaio non è un essere umano ma la componente di un processo produttivo: senza diritti e quindi dignità, pensiero, sentimento… ed un uomo per cui una donna è un bene posseduto, da distruggere piuttosto che perdere) siamo di fronte ad un comportamento che riduce l’altro, il diverso da te , chi non “è” te, a qualcosa che non necessita di rispetto, considerazione e protezione perché il valore della vita altrui – non trattandosi della propria- è nullo. Per cui puoi distruggerlo: anche fisicamente in un caso, socialmente ( tanto da qualche parte nel mondo sostituiti più a buon mercato si trovano comunque… e chi se ne frega dell’effetto domino. Peccato che “mors tua” in questo caso, alla lunga sia non “vita mea” ma anche “mors mea.”) e psicologicamente nell’altro.
Siamo in tempi di cambiamento, e sperare nel futuro è doveroso.
Pensieri negativi generano evoluzioni negative.
Ma pensare positivo, in certi casi e con certi orizzonti, è incredibilmente dura.